Doveva essere un mese, forse due. Bali, un po' di mare, un po' di me stesso, e poi dritto in Australia a sistemare finalmente il mio inglese: quello che mi limitava da sempre, in ogni conversazione, in ogni occasione persa per non capire abbastanza in fretta. Sei mesi dopo ero ancora in sud-est asiatico, con un gruppo di amici da tre continenti diversi, una malattia superata da solo dall'altra parte del mondo, e una storia d'amore che stavo scrivendo senza saperlo.
Se stai pensando al tuo primo viaggio da solo e non sai da dove iniziare, questa è la mia storia, con tutti i posti, gli ostelli e le persone che l'hanno resa quello che è stata. Non è un itinerario da seguire alla lettera: è quello che è successo davvero a me, e che spero ti convinca a partire anche se hai paura.
(Ne parlo anche in un video su YouTube, lo trovi qui.)
Il punto di partenza: una rottura e due libri
Dopo la fine di una relazione, ho deciso di partire. Non è stata una scelta improvvisa quanto sembra raccontata così: a spingermi sono stati soprattutto due libri di Gianluca Gotto, Le coordinate della felicità e Come una notte a Bali. Li ho letti uno dietro l'altro, e a un certo punto la domanda non era più "posso farlo?" ma "perché non l'ho ancora fatto?". Se stai cercando la spinta per partire e non sai cosa leggere per convincerti, sono un buon punto da cui iniziare anche tu.
Il piano, sulla carta, era semplice: un mese, massimo due, a Bali per esplorare l'isola con calma, e poi il grande passo verso l'Australia, dove finalmente avrei potuto immergermi nell'inglese e smettere di sentirmi limitato ogni volta che dovevo aprire bocca. Non è andata così. Per niente.
Bali: da una villa a Ungasan agli ostelli, e l'inizio di tutto
I primi giorni a Bali li ho passati in una villa in zona Ungasan, insieme ad Annika, una ragazza tedesca conosciuta appena atterrato. Non era nei piani, ma è stato esattamente quello di cui avevo bisogno: un posto tranquillo, una persona con cui parlare, il tempo per ambientarmi prima di buttarmi davvero nel resto del viaggio invece di sentirmi subito travolto.
Dopo quei primi giorni ho iniziato a passare di ostello in ostello, ed è lì che è cambiato tutto. Non parlo solo dei posti, parlo delle persone. Ho fatto amicizie che mi hanno formato, che ancora oggi contano, e gran parte del merito va anche a strumenti che sembrano banali ma non lo sono affatto: gruppi Facebook come The Travel Squad e i gruppi WhatsApp di backpacker che si passano indirizzi, consigli e coincidenze di percorso in tempo reale. Se viaggi da solo e non ci sei ancora dentro, entrarci è probabilmente il consiglio più utile che posso darti in questo intero articolo.
A Bali sono stato, in ordine, in questi ostelli:
Thailandia: Bangkok, il treno notturno, e Matt (anche se ancora non lo sapevo)
Dall'Indonesia mi sono spostato a Bangkok, base al primo ostello thailandese, dove ho conosciuto un gruppo di ragazzi che, non lo sapevo ancora ma lo avrei scoperto presto, avrei rincontrato più e più volte lungo il cammino, in paesi diversi, mesi dopo. È uno degli aspetti più strani e belli del backpacking in sud-est asiatico: le strade si incrociano di continuo, quasi mai per caso vero.
Da Bangkok mi sono spostato a nord con un treno notturno, fino a Chiang Mai, dove sono ripartito da questo ostello.
Lungo il percorso in Thailandia ho conosciuto diverse persone, tra cui Matt. Non avrei mai pensato di rincontrarlo proprio a fine del mio viaggio thailandese, a Koh Tao: eppure eccolo lì. Parlando, per puro caso, ho scoperto che anche lui, due giorni dopo, sarebbe volato a Ho Chi Minh City. Io avevo lo stesso identico piano. Siamo atterrati praticamente lo stesso giorno a Saigon, senza esserci nemmeno organizzati per farlo. Da lì sono iniziati 3 mesi di viaggio e avventure insieme, i più intensi di tutto il percorso. Matt, essendo inglese, mi ha aiutato a vedere il mondo da una prospettiva diversa dalla mia, ma soprattutto mi ha aiutato a imparare davvero l'inglese, molto più di qualsiasi corso o app avrebbe potuto fare in così poco tempo.
Vietnam: divani di reception, il Ha Giang Loop, e un acquazzone che non dimentico
Il viaggio con Matt è passato prima da Da Lat, dove è successa una delle cose più assurde e divertenti di tutto il viaggio: il nostro sleeping bus è arrivato talmente presto, nel cuore della notte, che l'ostello non era nemmeno pronto ad accoglierci, e ci siamo ritrovati a dormire sul divano della reception, aspettando che il resto della struttura si svegliasse.
Poi Da Nang, dove Chris, un ragazzo tedesco molto divertente, di quelli che si affezionano al gruppo in due giorni, si è unito a noi. Per 20 giorni abbiamo viaggiato in posti bellissimi: Hoi An, Hue, Ninh Binh, Hanoi, e abbiamo fatto il mitico Ha Giang Loop, organizzando il nostro gruppo di backpacker conosciuti lungo il cammino e nel tempo passato in Asia: praticamente un piccolo convoglio di persone di paesi diversi che si è formato da solo, tappa dopo tappa.
Un ricordo su tutti, di quelli che racconto ancora oggi: uno sleeping bus da Hue a Ninh Binh ci ha scaricati nel cuore della notte al leggendario Banana Tree Hostel, e lì, invece di una camera, ci siamo ritrovati sbattuti a dormire all'aperto, vicino alla piscina, su materassi improvvisati e coperte non proprio pulite. Nel backpacking funziona anche così: non sempre è come te lo aspetti, e va bene lo stesso.
E poi l'acquazzone con Chris, attraversando l'Hai Van Pass in scooter: uno di quei momenti che non dimentichi, bagnati fino alle ossa, ridendo perché non c'era altro da fare. A fine viaggio in Vietnam, Chris ci ha salutati. Io e Matt siamo andati avanti, verso il Laos.
Laos: nuove amicizie, e il primo grande spavento del viaggio
In Laos abbiamo fatto un sacco di nuove amicizie, e abbiamo avuto il tempo di esplorare Luang Prabang, Vang Vieng, Vientiane, oltre a Nong Khiaw. Poi, proprio a Nong Khiaw, è successo qualcosa che non mi era mai capitato prima: per la prima volta nella mia vita mi sono sentito davvero, seriamente male, lontano da casa.
Eravamo in campeggio, in cima a una montagna, durante un'escursione. Ho iniziato ad avere un mal di testa acuto, poi febbre alta, e in quella situazione, in tenda, in cima a una montagna in un paese che non conoscevo, non è stata una sensazione piacevole. Sono dovuto tornare a Vientiane il prima possibile e attivare la mia assicurazione Columbus: ne parlo nel dettaglio in questo articolo, comprese le cose che ho imparato su cosa cercare davvero in una polizza viaggio.
È stato un momento duro, ma non ha rovinato il ricordo di quel posto, anzi. Nong Khiaw è rimasto talmente impresso, in senso positivo, che ci sono tornato apposta per la seconda edizione del mio viaggio di gruppo in Laos. A volte i posti dove è successo qualcosa di difficile diventano quelli a cui vuoi tornare per riscriverne il ricordo.
Filippine: El Nido, uno sciamano, e una cartolina che ha cambiato tutto
Da Vientiane io e Matt siamo tornati a Bangkok, in quello che sarebbe diventato uno dei miei ostelli preferiti in assoluto: questo qui. Lì abbiamo rimesso in ordine le idee. Ci eravamo conosciuti a novembre, ed eravamo ormai a inizio febbraio 2023: mi ero ripromesso di volare in Australia a fine di tutto questo, ma stavo vivendo un sogno che non volevo interrompere. Così abbiamo deciso di continuare: un volo per le Filippine.
Atterrati a Puerto Princesa, una notte lì, poi un van fino a El Nido: un posto da favola, di quelli che sembrano fotografie prima ancora di vederli dal vivo. Sono stato ospite di uno dei miei ostelli preferiti di sempre, il Frendz Hostel, con cui poi, tempo dopo, ho avuto anche l'occasione di fare una collaborazione: una delle soddisfazioni più belle di aver costruito qualcosa di mio partendo da lì.
Le escursioni le abbiamo fatte con i ragazzi di Haqqy Life: il primo tour che abbiamo fatto con loro è stato il Jeepney Tour, e lì abbiamo conosciuto persone speciali con cui sono ancora in contatto stretto oggi, anni dopo. Matt, per esempio, ha conosciuto proprio lì la ragazza che a ottobre diventerà sua moglie: lei canadese, lui inglese. Per una serie di motivi lui si è poi trasferito in Canada, lavora nella sua stessa città, e oggi convivono, pronti per il grande passo. Che magia riesce a creare il sud-est asiatico, a pensarci bene.
Il viaggio è proseguito a Coron, poi a Siquijor, un'isola che in Filippine ha fama di essere legata a sciamani e tradizioni mistiche, e infatti lì uno sciamano mi ha letto le mani, prevedendo che di lì a poco avrei incontrato una persona importante per me. Non ci ho creduto più di tanto, sul momento.
Ma in effetti, poco prima, a El Nido, avevo mandato una cartolina a una delle 3 persone che all'epoca seguivano il mio account Instagram: sì, avevo 3 follower, non 3.000. Tra loro, una ragazza con cui avevo appena iniziato a sentirmi.
Ultima grande tappa filippina: Siargao, tra lezioni di surf e giri in motorino per l'isola, un viaggio pazzesco, di quelli che ti fanno venire voglia di non tornare mai più a una vita "normale". Dopo esattamente 3 mesi di viaggio insieme, io e Matt ci siamo separati lì, a Siargao.
Bali, di nuovo: dove tutto si è chiuso (e aperto davvero)
Sono volato a Bali, dove ho incontrato la ragazza della cartolina, anche lei in viaggio da sola per l'Asia, per pura coincidenza (o forse no, vista la premonizione a Siquijor). Abbiamo fatto una crociera di 2 giorni e 1 notte a Komodo, e ci siamo innamorati. Abbiamo scoperto di essere sulla stessa lunghezza d'onda su tutto: lei lavorava da remoto e voleva ancora vedere Filippine e Corea del Sud, senza piani precisi dopo; io avevo un volo già prenotato per l'Australia, quello che mi ero ripromesso mesi prima e che stavolta non potevo più rimandare.
Ci siamo ritrovati un mese dopo a Cairns. Oggi conviviamo da 3 anni, e abbiamo una bambina che si chiama Asia: non potevo trovare un nome più adatto alla nostra storia, anche se all'epoca non l'avevo scelto io apposta. La nostra storia completa, con tutti i dettagli, la racconto su Chi sono.
Australia: il Working Holiday Visa rimandato di 3 anni
Il Working Holiday Visa era un'esperienza che volevo fare da anni, esattamente da febbraio 2020, quando l'avevo deciso tornando da un mio viaggio di gruppo in Thailandia, questa volta come partecipante e non come organizzatore. Poi è scoppiato il Covid, e tutto è stato rimandato di ben 3 anni. Quando finalmente sono atterrato in Australia, sapevo che stavo chiudendo un cerchio aperto tre anni prima.
Una volta lì ho fatto tanti lavori diversi, di quelli che in Italia probabilmente non avrei mai considerato: il removalist (traslocatore), il cameriere, il porter, quello che parcheggia le auto nei grandi hotel. Lavori semplici, spesso faticosi, ma parte integrante dell'esperienza vera del Working Holiday Visa: non è solo turismo, è vivere il paese da dentro.
Se tornassi indietro oggi, non cambierei nulla di questo percorso. Anzi: se potessi, tornerei indietro nel tempo solo per rivivermela tutta da capo, esattamente come è andata.
Un consiglio pratico: l'assicurazione per viaggi lunghi
Se stai pensando a un viaggio lungo come il mio (mesi, non settimane), c'è una cosa che ho imparato sulla mia pelle, oltre all'episodio di Nong Khiaw: non tutte le assicurazioni coprono periodi così lunghi. Le polizze italiane classiche, a un certo punto del mio viaggio, hanno semplicemente smesso di funzionare: superata una certa durata, non coprono più. Sono passato a Genki, pensata proprio per chi viaggia a lungo: assistenza ottima e attivazione semplice, ve la consiglio se state programmando qualcosa di simile a quello che ho fatto io.
Se stai pensando al tuo primo viaggio da solo
Qualche consiglio pratico, con il senno di poi e con tutto quello che ho appena raccontato alle spalle:
- Il sud-est asiatico è il posto giusto per iniziare: ostelli ovunque, community di backpacker enorme, costi bassi che perdonano gli errori da principiante, e ti assicuro che ne farai
- Non serve un piano rigido: il mio doveva durare 2 mesi, ne è durato 6, lascia spazio all'imprevisto, è lì che succede la parte migliore
- Gli ostelli sono il vero motore del viaggio: è lì che nascono le amicizie e i gruppi con cui poi finisci per viaggiare per settimane o mesi, come è successo a me con Matt e Chris
- Entra nei gruppi Facebook/WhatsApp di backpacker della zona in cui sei: è dove circolano le informazioni vere, in tempo reale, ed è come ho incrociato metà delle persone di questa storia
- Se allunghi il viaggio, controlla la tua assicurazione: molte non coprono periodi lunghi, verificalo prima di partire, non a metà strada come è successo a me a Nong Khiaw
- Non avere fretta di tornare al piano originale: se il piano A era "due mesi e poi Australia" e si trasforma in sei mesi tra cinque paesi diversi, va bene così, a volte il viaggio migliore è quello che non avevi programmato
Il mio primo viaggio da solo è durato 6 mesi e mi ha cambiato la vita in modi che non avrei previsto quando ho chiuso la valigia pensando a un mese, forse due, a Bali. Il tuo non deve per forza essere così lungo, ma se stai cercando un segno per partire, eccolo qui.