Cosa vedere in Colombia: l'itinerario che abbiamo fatto in un mese
Un mese in Colombia, otto tappe da Salento a Bogotá. Dove ci siamo sentiti sicuri e dove no, la valle di palme che quasi nessuno fa e le date in cui il Tayrona chiude.
Di Luca Ferraina — 16 Settembre 2026
In un mese in Colombia ci siamo sentiti insicuri una volta sola, nel centro di Bogotá. Tutto il resto, da Salento a Cartagena al Tayrona, è stato molto più tranquillo di quanto lasci pensare la fama del paese. Questo è l'itinerario tappa per tappa, con quello che rifarei e quello che salterei.
L'itinerario in breve
Siamo arrivati dall'Ecuador atterrando a Pereira, e siamo ripartiti da Bogotá quattro settimane dopo. Le tappe, nell'ordine:
- Salento e la zona del caffè, con la Valle de Cocora e La Carbonera
- Medellín, con la Comuna 13
- Cartagena, con Playa Blanca e il plancton
- Santa Marta, e la giornata in veliero
- Parco Tayrona
- San Andrés, dieci giorni di mare
- Bogotá
Se hai due settimane invece di quattro, la parte che toglierei è San Andrés: è bella ma è una vacanza al mare a sé stante, e si mangia un terzo del viaggio. Il resto sta comodamente in quindici giorni.
La domanda che si fanno tutti: quanto è sicura la Colombia
Parto da qui perché è la prima cosa che mi chiedono, e perché la risposta onesta non è né "tranquillissima" né "pericolosa".
In quattro settimane, sette tappe e parecchi spostamenti, l'unico posto in cui ci siamo sentiti a disagio è stato il centro di Bogotá. A Medellín no, nemmeno nella Comuna 13. A Cartagena no. A Santa Marta e al Tayrona no. A San Andrés nemmeno.
Questo non vuol dire girare distratti. Le regole sono le stesse che userei a Napoli o a Marsiglia: telefono non in mano mentre cammini, niente orologi e catenine a vista, di sera ci si sposta in taxi o in app invece che a piedi in zone che non conosci, e i quartieri complicati si visitano di giorno e con una guida del posto. Fatto così, la Colombia non è un problema.
Salento e la zona del caffè
Prima tappa e, col senno di poi, quella che mi è rimasta di più. Salento è un paese piccolo, si gira tutto a piedi in mezz'ora, e le case sono dipinte una diversa dall'altra con quei colori pieni che in foto sembrano ritoccati e dal vivo sono anche più forti. Ci sono negozietti, bar, e la strada principale che sale verso il mirador.
Da qui si va alla Valle de Cocora, che è il posto delle palme di cera, l'albero nazionale colombiano e la palma più alta del mondo. Ci si sale con le jeep Willys che partono dalla piazza, e già il viaggio in piedi aggrappati dietro è metà dell'esperienza. La valle è verde, ripida, quasi sempre con la nebbia che entra e esce, e le palme spuntano dal prato come una cosa che non dovrebbe stare lì.
Portati una giacca impermeabile leggera anche se parti con il sole. La valle sta più in alto del paese ed è il punto più freddo e umido di tutta la zona del caffè.
La Carbonera, la valle di palme che quasi nessuno fa
Questa è la cosa che consiglio di più di tutto il viaggio, ed è anche quella che non trovi nelle guide italiane.
Tutti vanno alla Valle de Cocora e si fermano lì. Ma nella stessa zona c'è La Carbonera, un'altra valle di palme di cera, più in alto, più larga e con molta meno gente. Noi ci siamo andati in moto, con un'agenzia locale di Salento, in un gruppo piccolissimo: io guidavo la mia, Patri stava dietro a una delle due guide perché non guida.
Il percorso è tutto sterrato, sale tra le curve con le montagne intorno, e arriva in una valle dove le palme sono ovunque e tu sei praticamente solo. Alla fine ci siamo fermati in un baretto in mezzo al niente a bere un caffè e una birra chiacchierando con i ragazzi dell'agenzia. È la giornata che rifarei per prima.
L'agenzia nostra l'abbiamo trovata in loco, in fondo alla via principale di Salento, dove iniziano le scale che salgono al mirador. Non ho la ricevuta e non voglio consigliarti un nome che potrei sbagliare: su quella strada ce ne sono diverse che fanno lo stesso giro, entra, chiedi di vedere le moto e valuta.
Se preferisci prenotare prima da casa, c'è la versione con partenza dalla piazza di Salento, sette ore, colazione contadina inclusa e gruppi da massimo sei persone. Una cosa da sapere prima di prenotare: su quel tour guidi tu la moto, che è manuale, e ti chiedono di avere un minimo di esperienza su strade sterrate. Se siete in due e uno dei due non guida, chiedi in fase di prenotazione se possono mettere un passeggero dietro a una guida, come è successo a noi, altrimenti esiste anche la versione della stessa valle in 4x4 con autista.
Medellín
Medellín sta dentro una valle stretta, con le case che salgono sui due versanti fino a dove la montagna lo permette. È una città che dall'alto capisci subito, e i punti panoramici sono la cosa che consiglio di fare per prima.
La Comuna 13
È la tappa che tutti fanno ed è diventata molto turistica, ma resta interessante se ci vai con qualcuno che te la racconta. Negli anni Novanta e nei primi Duemila era uno dei quartieri più violenti della città, conteso tra guerriglia, paramilitari e narcotraffico. Nell'ottobre 2002 ci fu l'Operación Orión, il più grande intervento militare mai fatto a Medellín: l'obiettivo dichiarato era cacciare i gruppi armati, ma resta aperta la questione delle persone scomparse e delle denunce di violazioni dei diritti umani in quei giorni.
Quello che è successo dopo è il motivo per cui oggi ci si va: le scale mobili all'aperto che hanno tolto ai residenti centinaia di gradini da fare ogni giorno, i murales su quasi ogni muro, la musica, i chioschi. Il quartiere si visita di giorno, indicativamente tra le dieci e le quattro, e le guide migliori sono quelle che ci sono cresciute: senza qualcuno che ti spiega cosa è successo a ogni angolo e cosa significa ogni murale resta una passeggiata in salita.
Il tour su Escobar, detto onestamente
L'abbiamo fatto, ed è interessante: ti portano nei posti chiave e ti raccontano cose che dalle serie tv non arrivano, tomba compresa. Va però detta una cosa che a Medellín senti ripetere spesso, e cioè che molti in città questo tipo di turismo non lo amano: quella storia per loro non è un'attrazione, sono anni di morti. Se lo fai, fallo sapendolo, e possibilmente con una guida che racconta anche il costo umano e non solo l'aneddoto.
Cartagena
Sul piano estetico è la città più bella del viaggio, senza discussione. Il centro storico dentro le mura è un susseguirsi di facciate gialle, rosse e azzurre, balconi di legno carichi di buganvillee e vicoli che sbucano su piazze con le palme.
La città è stata fondata da Pedro de Heredia il 1° giugno 1533, su un territorio abitato dagli indigeni Kalamarí. Le mura che vedi non sono state costruite in una volta: il sistema difensivo è stato tirato su a ondate contro pirati e flotte nemiche, dal bastione di Santo Domingo del 1614 fino al completamento nel 1796. Quasi due secoli di cantiere. Dal 1984 il centro storico è patrimonio mondiale UNESCO.
C'è però una parte della storia che i tour a piedi raccontano e che le cartoline no: Cartagena è stata il principale porto della tratta degli schiavi deportati dall'Africa verso il Sud America spagnolo. Le stesse mura che oggi fotografiamo al tramonto servivano a proteggere quel traffico. Il free walking tour del centro, per noi, è valso proprio per questo.
Il rovescio della medaglia
Detto tutto il bene, c'è una cosa che a Cartagena ci ha stancati parecchio ed è giusto che tu la sappia prima: l'insistenza dei venditori. Cammini nel centro e ti fermano ogni pochi secondi per portarti dentro un negozio, venderti un tour, un cappello, una collana, una foto. Non è mai aggressivo, ma è continuo, e a fine giornata pesa.
Si gestisce con un no secco e senza fermarsi. Rallentare o rispondere apre la conversazione, e da lì è più lunga. Se vuoi goderti il centro con calma, esci presto la mattina: prima delle nove è un'altra città.
Playa Blanca e il plancton
Da Cartagena abbiamo fatto la gita in giornata a Playa Blanca, sulla penisola di Barú. Il mare è caraibico e l'acqua è calda, ma la spiaggia è piena di gente e l'organizzazione è approssimativa: se cerchi la spiaggia deserta, non è questo il posto.
Quello che ha salvato la giornata è stata la parte finale, con l'aperitivo in spiaggia e poi il bagno notturno nel plancton bioluminescente. Ti tuffi al buio e ogni movimento che fai nell'acqua accende una scia di puntini azzurri. Non l'avevo mai visto e mi ha impressionato più di tutto il resto della giornata.
Un consiglio pratico che vale per qualsiasi bioluminescenza: più il cielo è scuro, più si vede. Se hai la possibilità di scegliere la sera, punta a una notte lontana dalla luna piena.
Santa Marta e la giornata in veliero
Santa Marta di per sé l'abbiamo usata come base e non ci abbiamo fatto granché. Una cosa però la rifarei subito: l'uscita in veliero per l'intera giornata, prenotata tra le esperienze di Airbnb.
Si parte la mattina, si naviga, e ci si ferma in una spiaggia che si raggiunge solo via mare, quindi senza nessuno intorno. A bordo si mangia locale, pesce e verdure, e al rientro si prende il tramonto dalla prua. È stata una delle giornate più belle del mese e costa molto meno di quanto ti aspetteresti da una barca a vela.
Parco Tayrona, e le date in cui è chiuso
Prima di tutto il resto, questa è l'informazione che può salvarti il viaggio e che quasi nessuno scrive in italiano.
Il Parco Tayrona chiude tre volte all'anno, per riti di rinnovamento ambientale guidati dalle comunità indigene del territorio:
- dal 1° al 15 febbraio
- dal 1° al 15 giugno
- dal 19 ottobre al 2 novembre
Sono periodi che cadono in pieno dentro finestre di viaggio molto usate, quindi controlla le date prima di comprare i voli.
L'ingresso per i visitatori stranieri costa 81.000 pesos colombiani in bassa stagione e 96.500 in alta, più 7.000 pesos di assicurazione obbligatoria a persona. Dall'ingresso alternativo di Bahía Concha si paga meno, intorno ai 43.000. Ci siamo arrivati in autobus da Santa Marta, che è il modo più semplice ed economico.
Dentro, il parco è bellissimo: foresta fino al bordo dell'acqua, massi enormi tondi che sembrano appoggiati lì, calette con la sabbia chiara. C'è parecchia gente, e i colombiani in spiaggia portano la loro musica, quindi non aspettarti il silenzio. Vale comunque tutto.
Dormire su un albero
La cosa più particolare di tutto il viaggio l'abbiamo fatta qui. Abbiamo dormito in una casa sull'albero in mezzo alla foresta, a Paraíso Ahimsa: una struttura minuscola, tre stanze in tutto, gestita da una proprietaria spagnola che ci vive parte dell'anno e ci organizza ritiri di yoga, con una piattaforma di legno sospesa tra i rami dove si pratica.
Ci si arriva per una salita ripidissima e sconnessa, e l'unico modo è il moto-taxi. Fare quella strada seduto dietro con lo zaino in spalla è un'esperienza a sé, e la prima volta un po' di impressione la fa, ma ti portano su senza problemi.
La notte sei letteralmente dentro il bosco, con tutti i rumori che questo comporta, e quando siamo stati lì eravamo gli unici ospiti. Detto onestamente, un po' di soggezione l'abbiamo avuta. Detto altrettanto onestamente, è il posto che ricordo meglio.
San Andrés
Da Santa Marta abbiamo preso un volo per San Andrés e ci siamo rimasti dieci giorni, che è tanto e infatti è la scelta su cui ho più dubbi.
L'isola è piccola e si gira tutta in poco tempo. Noi abbiamo preso una casa e un motorino e ci siamo mossi in autonomia, con l'idea di replicare il ritmo che uno ha nel sud-est asiatico. In parte funziona, ma resta Sudamerica e il ritmo è diverso.
Sul mare sono onesto: in alcuni punti è caraibico da cartolina, in altri è sporco. E a maggio abbiamo preso diversi giorni di pioggia. Quello che ci è piaciuto davvero sono stati i tramonti, con le palme e un bicchiere in mano, e il fatto che fosse una tappa lenta in mezzo a un viaggio pieno.
Il consiglio: se hai un mese pieno e vuoi una settimana di solo mare, San Andrés funziona. Se hai due o tre settimane, i giorni che daresti a lei li darei alla costa caraibica intorno a Santa Marta e al Tayrona.
Bogotá, e la quota
Ultima tappa, tre giorni, e la città che mi ha sorpreso di più in positivo. Il centro storico è pieno di storia, musei e arte, e si cammina benissimo. Come ti ho detto in apertura, è però anche l'unico posto del viaggio in cui non ci siamo sentiti del tutto a nostro agio, soprattutto in certe strade del centro dopo il tramonto. Di giorno nessun problema.
La cosa che quasi nessuna guida italiana segnala è che Bogotá sta intorno ai 2.600 metri. Non è la Paz, ma è abbastanza per sentirlo, soprattutto se arrivi dal mare come noi: fiato corto sulle salite, un po' di mal di testa, sonno strano la prima notte.
Le raccomandazioni che dà la città stessa ai visitatori sono semplici e funzionano:
- lascia uno o due giorni di adattamento prima degli sforzi, e tieni la salita a Monserrate per gli ultimi giorni invece che per il primo
- bevi molto, prima durante e dopo ogni giro
- vacci piano con alcol e sigarette: l'alcol disidrata e il fumo peggiora la respirazione
- mangia leggero e con carboidrati
- dormi sei-otto ore di fila, che è quello che aiuta davvero l'acclimatamento
Se i sintomi invece di passare peggiorano, non ti arrangiare con i farmaci: fatti vedere. Ne ho parlato più a fondo nell'articolo sul viaggio in Bolivia, dove le quote sono molto più serie.
Quando andare, e perché maggio non è il mese migliore
Noi ci siamo andati tra fine aprile e fine maggio, e con il senno di poi non è il periodo ideale. Nella zona del caffè le stagioni piovose sono due, aprile-maggio e ottobre-novembre: non piove tutto il giorno, sono rovesci brevi, ma la Valle de Cocora è comunque il punto più freddo e umido della zona e ce l'ha data tutta. Anche a San Andrés abbiamo preso diversi giorni di pioggia.
Se puoi scegliere, i mesi asciutti tra le due stagioni piovose sono più comodi per la parte andina. Per i Caraibi colombiani, Cartagena, Santa Marta e Tayrona, la stagione secca va indicativamente da dicembre a marzo, che coincide con la nostra alta stagione e con l'inverno europeo.
Dopodiché, la Colombia si viaggia tutto l'anno. Noi con la pioggia ci abbiamo fatto pace in mezza giornata.
Come muoversi
Le distanze sono lunghe e le strade di montagna sono lente, quindi i voli interni sono la scelta sensata per i salti grossi: Pereira, Medellín, Cartagena, San Andrés e Bogotá sono tutte collegate e i biglietti presi con un po' di anticipo costano poco.
Per le tratte corte, invece, i bus funzionano bene e costano una frazione: Santa Marta-Tayrona si fa in autobus senza pensarci. In città, per gli spostamenti serali, usa le app invece di fermare un taxi per strada.
L'assicurazione
In Colombia serve, e per due motivi concreti più che per scaramanzia. Il primo è che ci si muove parecchio su mezzi a due ruote, tra moto-taxi e motorini a noleggio. Il secondo è che tra Tayrona, isole e barche ti ritrovi spesso lontano da un ospedale attrezzato, e la sanità privata si paga.
Se hai in programma il tour in moto o il motorino a San Andrés, verifica nelle condizioni che la guida di un mezzo a due ruote sia coperta e con quale patente: è la clausola su cui si discute più spesso, e va controllata prima di partire.
Cosa rifarei e cosa no
Rifarei per primo La Carbonera in moto, poi la casa sull'albero sopra il Tayrona e la giornata in veliero da Santa Marta. Sono le tre cose che a distanza di tempo racconto ancora.
Accorcerei San Andrés da dieci giorni a quattro o cinque, e userei quei giorni sulla costa caraibica. E a Cartagena dormirei dentro o appena fuori dalle mura ma uscirei molto più presto la mattina, per prendermi il centro prima che si riempia.
Domande frequenti sulla Colombia
È sicuro viaggiare in Colombia?
Nella nostra esperienza sì, con le precauzioni normali di qualsiasi grande città. In un mese e sette tappe l'unico posto in cui ci siamo sentiti a disagio è stato il centro di Bogotá, soprattutto la sera. A Medellín, Cartagena, Santa Marta, Tayrona e San Andrés non abbiamo avuto problemi. Le regole sono le solite: telefono non in mano per strada, niente oggetti di valore a vista, spostamenti serali in taxi o in app, quartieri complicati di giorno e con una guida del posto.
Quanti giorni servono per un viaggio in Colombia?
Con due settimane si fanno comodamente la zona del caffè, Medellín, Cartagena, Santa Marta e il Parco Tayrona. Un mese serve solo se vuoi aggiungere una tappa di mare lunga come San Andrés o rallentare il ritmo.
Quando è il periodo migliore per andare in Colombia?
Per la costa caraibica, Cartagena, Santa Marta e Tayrona, la stagione secca va indicativamente da dicembre a marzo. Nella zona del caffè le stagioni piovose sono due, aprile-maggio e ottobre-novembre, quindi i mesi tra l'una e l'altra sono i più comodi per la parte andina. Il paese si viaggia comunque tutto l'anno.
Quando chiude il Parco Tayrona?
Chiude tre volte all'anno per riti di rinnovamento ambientale guidati dalle comunità indigene: dal 1° al 15 febbraio, dal 1° al 15 giugno e dal 19 ottobre al 2 novembre. Sono date da controllare prima di comprare i voli.
Quanto costa entrare al Parco Tayrona?
Per i visitatori stranieri 81.000 pesos colombiani in bassa stagione e 96.500 in alta, più 7.000 pesos di assicurazione obbligatoria a persona. Dall'ingresso alternativo di Bahía Concha si paga meno, intorno ai 43.000.
A che altitudine si trova Bogotá e si sente?
Bogotá sta intorno ai 2.600 metri e sì, si sente, soprattutto arrivando dal mare: fiato corto in salita, mal di testa leggero, sonno disturbato la prima notte. La città stessa consiglia uno o due giorni di adattamento prima degli sforzi, di lasciare la salita a Monserrate per gli ultimi giorni, di bere molto, andarci piano con alcol e sigarette e dormire sei-otto ore di fila.
Meglio la Valle de Cocora o La Carbonera?
La Valle de Cocora è più famosa e più comoda da raggiungere, con le jeep Willys che partono dalla piazza di Salento. La Carbonera è più in alto, più larga e con molta meno gente, e si raggiunge su sterrato in moto o in 4x4. Se hai tempo per una sola, e non ti spaventa una giornata su strada bianca, io consiglio La Carbonera.
Come ci si muove in Colombia?
Per i salti lunghi convengono i voli interni, perché le distanze sono grandi e le strade di montagna lente: Pereira, Medellín, Cartagena, San Andrés e Bogotá sono tutte collegate. Per le tratte corte, come Santa Marta-Tayrona, i bus funzionano bene e costano molto meno. In città, la sera, meglio le app che fermare un taxi per strada.
Vale la pena andare a San Andrés?
Dipende da quanto tempo hai. L'isola è piccola, si gira in motorino e ha tratti di mare caraibico bellissimi, ma anche punti in cui l'acqua è sporca. Noi ci siamo stati dieci giorni e col senno di poi ne bastavano quattro o cinque: se hai due o tre settimane in tutto, quei giorni li darei alla costa intorno a Santa Marta e al Tayrona.
Nota sulla trasparenza: alcuni link di questa pagina sono affiliati. Se prenoti passando da lì il prezzo per te non cambia, e a noi arriva una piccola commissione che aiuta a tenere in piedi il blog. Consiglio solo cose che ho usato o verificato.
Se stai organizzando e hai un dubbio che qui non ho coperto, fammi sapere.