Viaggio in Bolivia: itinerario per tappe, altitudine e cosa sapere prima di partire

Itinerario in Bolivia tappa per tappa: La Paz, il Salar de Uyuni, Copacabana e il lago Titicaca. Altitudine, mal di montagna, costi e cambio aggiornato.

Di Luca Ferraina — 31 Agosto 2026

Panorama di La Paz al tramonto con l'Illimani innevato sullo sfondo

Della Bolivia mi porto dietro due cose che non mi aspettavo. La prima è l'immagine di La Paz vista dall'alto, mentre scendi in taxi dall'aeroporto: una città intera costruita dentro una montagna, che ti si apre sotto. La seconda è che sono stato male per due settimane e non me l'aspettavo per niente, mentre Patri, stesso viaggio e stessa quota, non ha avuto assolutamente nulla. Comincio dalla seconda, perché è quella che ti serve prima di partire.

L'altitudine: la cosa che ho sottovalutato

Ci siamo arrivati nel 2025, dopo aver attraversato l'Argentina e il Cile, e in Bolivia siamo entrati via terra da San Pedro de Atacama. Il colpo dell'altitudine però me l'ero già preso qualche giorno prima, sul pullman che dall'Argentina sale a San Pedro attraverso il Paso de Jama, dove la strada sfiora i 4.900 metri: mi mancava il fiato, avevo un mal di testa fortissimo, e uno degli autisti mi ha dato la bombola dell'ossigeno. Patri, sullo stesso pullman, non ha avuto niente.

Luca sdraiato con la cannula dell'ossigeno collegata alla bombola, per il mal di montagna in Bolivia
La bombola di ossigeno nel rifugio del tour del Salar, a 4.400 metri: il mal di montagna non si tratta con la forza di volontà

Non è una questione di allenamento: le linee guida dei CDC americani dicono che la forma fisica non influisce sul rischio. Contano la velocità con cui sali e la quota a cui dormi, e io avevo fatto in un pomeriggio quello che andrebbe fatto in una settimana. Le foglie di coca dopo due o tre giorni non mi facevano più niente; mi ha rimesso in piedi un farmaco comprato in farmacia con acetazolamide, il principio attivo del Diamox, mentre le Sorojchi Pills, le più famose, sono aspirina e caffeina. Le quote di tutte le tappe, i sintomi, quando scendere subito e i farmaci, da decidere con il medico prima di partire, sono in mal di montagna in Perù e Bolivia.

La prevenzione che funziona non è una pillola, è il calendario: uno o due giorni tranquilli a La Paz prima di fare qualunque cosa impegnativa — la Death Road, l'Huayna Potosí o il tour di più giorni al Salar. Bere normalmente, niente alcol nelle prime 48 ore, mangiare leggero.

Se arrivi dal Cile, una tappa a San Pedro de Atacama prima di salire sull'altopiano boliviano aiuta parecchio l'acclimatamento.

E se stai costruendo un viaggio lungo in Sud America, un altro itinerario che si incastra bene con questo è quello che abbiamo fatto in un mese in Colombia.

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La Paz: ci si scende dentro

L'aeroporto di El Alto sta più in alto della città. In taxi scendi dentro La Paz lungo una strada da cui la vedi tutta sotto di te, e ti rendi conto di essere letteralmente in cima a una montagna con sopra una città intera. È una delle immagini più impressionanti del viaggio.

Panorama di La Paz al tramonto con l'Illimani innevato sullo sfondo
La Paz al tramonto, con l'Illimani che chiude l'orizzonte

La città è bella da girare a piedi, soprattutto il centro storico e i mercati, che sono pieni di colore e dove accanto alla roba per turisti trovi ancora quella vera.

Bancarella di tessuti andini, borse e souvenir davanti a una porta di legno intagliata a La Paz, Bolivia
I mercati di La Paz: tessuti andini, borse e souvenir uno sopra l'altro

La teleferica al posto della metropolitana

La prima cosa che ti spiazza di La Paz è come ci si muove. Non c'è la metropolitana: c'è la teleferica. E non è un'attrazione turistica montata per le cartoline — è la spina dorsale del trasporto pubblico, e questa è la prima città al mondo ad averla usata così.

Si chiama Mi Teleférico, ha aperto nel 2014 con tre linee e oggi ne ha dieci, ognuna identificata da un colore: rossa, gialla, verde, blu, arancione, bianca, celeste, viola, marrone, argento. È la rete di funivie urbane più lunga del mondo, e le sole prime tre linee muovono 80.000-90.000 persone al giorno. Il biglietto costa pochi bolivianos.

Il motivo per cui esiste è geografico, e si capisce guardando fuori dalla cabina: La Paz ed El Alto sono separate da un dislivello di circa 400 metri, e prima per passare dall'una all'altra ci voleva un tempo assurdo. Con la teleferica ci si mette un terzo — e nel frattempo hai sotto i piedi tutta la città, che è una delle viste più belle che si possano avere a quel prezzo.

Noi l'abbiamo presa per salire a El Alto, dove c'è il mercato.

Cabina gialla di Mi Teleférico sospesa sopra La Paz, con le montagne innevate sullo sfondo
Mi Teleférico: il trasporto pubblico di La Paz vola sopra la città

La tua cholita di riferimento

Al mercato ci hanno spiegato una cosa che continuo a trovare bellissima: ognuno ha la sua venditrice di fiducia, e ci torna sempre. Per la frutta e la verdura vai da quella, non da un'altra, anche se il banco accanto è identico.

Non è un'abitudine e basta: ha un nome. Si chiama essere casero — o casera — e la cosa notevole è che vale in tutte e due le direzioni. Lei è la tua casera delle verdure, e tu sei il suo casero: è un titolo rispettoso che dà un nome a un rapporto, con dentro la fedeltà, la stima e una certa responsabilità reciproca.

E c'è anche il dividendo. Si chiama yapa, parola quechua che vuol dire "un pochino in più": è quello che ti mettono dentro in aggiunta dopo l'acquisto. Lo danno un po' a tutti, ma soprattutto a chi sa che esiste e sa chiederla.

In un continente pieno di catene e di supermercati, un sistema commerciale che si regge sui nomi delle persone invece che sui prezzi è la cosa più andina che mi sia portato a casa.

Il pile che vedi addosso a tutti

C'è un capo che al Salar de Uyuni indossava mezzo mondo, e appena lo vedi lo vuoi anche tu: un pile spesso con inserti di tessuto andino, quelli a fasce geometriche coloratissime. Da fuori sembra un capo tecnico, ma è tutta un'altra cosa.

La scoperta è arrivata a La Paz: intorno a calle Illampu — la stessa zona del mercato delle streghe — ci sono i sarti che te lo fanno su misura. Entri, scegli il colore, scegli la stoffa, prendono le misure, e in due giorni ce l'hai. Noi ne abbiamo presi due, di colori diversi, e sono tra le cose che mi sono piaciute di più di tutto il viaggio.

Non ti do il nome di un negozio in particolare perché in quella strada sono diversi a farlo, ed è un vantaggio: entri, guardi le stoffe di due o tre, e scegli quello che ti convince di più.

Una precisazione onesta, perché conta. Molti di questi pile escono con l'etichetta di un noto marchio outdoor cucita sopra: è contraffatta, e alla dogana europea l'etichetta può darti problemi che il maglione da solo non ti darebbe mai. La buona notizia è che il marchio è la parte meno interessante del capo. Chiedi che te lo facciano senza, o con l'etichetta del sarto: paghi uguale, hai lo stesso identico pile, e quello che ti porti a casa è un capo artigianale fatto su misura invece della copia di qualcos'altro.

Pile andino su misura comprato a La Paz, con inserti di tessuto boliviano a fasce geometriche blu
Uno dei due pile fatti su misura in calle Illampu: il tessuto andino è la parte che conta

Il Mercado de las Brujas, spiegato come si deve

Su calle Linares e nelle vie intorno — Jiménez, Santa Cruz, Illampu — c'è quello che tutti chiamano il mercato delle streghe.

Il nome è turistico e fuorviante. Chi ci lavora sono gli yatiri, specialisti rituali aymara riconoscibili dal cappello nero e dalla borsa di coca, e la maggior parte delle venditrici sono donne aymara chiamate chifreras. Non è folklore: è una religione andina viva, tanto che dal 2019 il mercato è Patrimonio Culturale Immateriale di La Paz.

La cosa che riempie le foto di tutti sono i feti di lama essiccati appesi. Si chiamano sullus, e si seppelliscono sotto le fondamenta di una casa nuova come offerta alla Pachamama, per protezione, salute e fortuna: fa parte del rituale della ch'alla.

E qui va detta la cosa che quasi nessun articolo dice: i lama non vengono uccisi per questo. I sullus vengono da aborti spontanei. Cambia completamente il modo in cui guardi quel banco.

Il mese di punta è ottobre, quando si concentrano i rituali: da solo vale circa il sessanta per cento delle vendite dell'anno.

Una questione di rispetto più che di regole: per chi ci lavora quello è un posto di lavoro e una cosa sacra. Non si toccano gli oggetti e non si fotografa senza chiedere. Costa dieci secondi e cambia il modo in cui ti guardano.

Le cholitas: perché quel vestito è una dichiarazione

Le vedi ovunque: gonne ampie a strati, scialle sulle spalle, bombetta in testa. Si chiamano cholitas, e vale la pena sapere cosa c'è dietro prima di puntargli addosso una fotocamera.

"Chola" nasce come insulto. Per gran parte del Novecento le donne indigene andine sono state escluse da spazi pubblici, si sono viste rifiutare l'ingresso nei ristoranti e non potevano entrare negli edifici governativi con i loro vestiti tradizionali. Il vestito era esattamente il motivo per cui venivi tenuta fuori.

Poi si è rovesciato. Con l'elezione di Evo Morales nel 2005, primo presidente indigeno della Bolivia, quell'abito è diventato un segno di orgoglio. Oggi "cholita" si usa con rispetto, e chi lo porta lo porta apposta.

Il vestito ha i suoi pezzi: la pollera, la gonna ampia sotto il ginocchio, l'enagua sotto, la blusa, la manta di lana di alpaca o lama. E il dettaglio più bello: la bombetta. È un cappello inglese dell'Ottocento, arrivato in Bolivia con gli operai delle ferrovie britanniche, e ha una grammatica sua — dritta significa sposata, inclinata di lato significa nubile.

Le cholitas luchadoras, e il dibattito che ci sta intorno

Noi non ci siamo andati, quindi non ti dico com'è: ti dico quello che serve per decidere.

Non è a La Paz: è a El Alto, al Multifuncional nella zona di La Ceja. Si tiene il giovedì sera verso le 17:00-17:30 e la domenica pomeriggio verso le 16:30, e dura un'ora e mezza o due. All'ingresso si pagano 60-100 bolivianos; i pacchetti per turisti con trasporto stanno sui 15-25 dollari. Ci si arriva con la linea rossa del Teleférico più un taxi breve, oppure in taxi da La Paz in mezz'ora abbondante.

È spettacolo, non sport: i risultati sono decisi prima, le storie vanno avanti di settimana in settimana e le mosse sono coreografia collaborativa. È lucha libre, come quella messicana.

Ed è nato all'inizio degli anni Duemila come intrattenimento e fonte di reddito, ma anche come valvola di sfogo per donne che vivevano situazioni di violenza domestica: la pollera che era un marchio di esclusione diventa un costume di forza su un ring. Le versioni pensate per i turisti però sono state criticate, per esempio per la separazione dei posti che favorisce gli stranieri rispetto al pubblico locale. Il giudizio non è chiuso, ed è meglio saperlo prima di comprare il biglietto che dopo.

Il Salar de Uyuni

Dal Salar si passa, ed è il motivo per cui la maggior parte delle persone viene in Bolivia. Noi ci siamo arrivati da La Paz e abbiamo fatto il tour classico di tre giorni, in pieno periodo di specchio d'acqua.

C'è troppo da dire per infilarlo qui — quando andare, quale tour scegliere, quanto costa davvero e cosa non è incluso — quindi ha una pagina dedicata su questo blog. L'unica cosa che ti anticipo, perché riguarda la sezione qui sopra: durante il tour si dorme sopra i 4.000 metri, e fa un freddo che quasi nessuno mette in conto.

Copacabana e il lago Titicaca

La strada per arrivarci è la parte che non mi aspettavo: il paesaggio è meraviglioso e vale il viaggio anche solo per quello.

Copacabana è un paesino piccolissimo e molto tranquillo. Non c'è granché da fare, ed è esattamente il punto: è un posto dove ci si ferma a respirare, non da riempire. Noi ci siamo stati poco, e con il senno di poi troppo poco.

Vista su Copacabana e sul lago Titicaca con le barche ormeggiate nella baia, Bolivia
Copacabana dall'alto: il lago Titicaca sembra un mare, a 3.840 metri

Abbiamo dormito all'Hostal Piedra Andina, un po' in alto rispetto al paese, tutto colorato, con le amache fuori e la vista sul lago. Se cerchi un posto dove non fare niente per un giorno, quella è l'immagine.

In centro ci sono i negozietti per i souvenir, ma la cosa da fare è scendere sul lungolago, dove ci sono i chioschi: si mangia la trucha, la trota del lago, con le patatine, per quattro euro circa, in porzioni enormi e davvero buone. È uno di quei posti dove il pasto migliore del viaggio costa meno di un panino in aeroporto. Curiosità che dice più di quanto sembri: il WiFi dei chioschi andava meglio di quello dell'ostello.

Il Titicaca è il lago navigabile più alto del mondo, e Copacabana sta a 3.840 metri: se arrivi qui pensando di riposarti dall'altitudine hai sbagliato calcolo, sei più in alto che a La Paz.

Da Copacabana abbiamo fatto l'Isla del Sol, la gita classica: si raggiunge in barca, ed è il luogo che nella mitologia andina è il punto di nascita del sole. Barche, ingressi, la frontiera con il Perù e le isole degli Uros e di Taquile dal lato di Puno sono in lago Titicaca: cosa vedere.

Insegna di legno dipinta a mano per le escursioni in barca all'Isla del Sol e all'Isla de la Luna a Copacabana
Le insegne dipinte a mano per le barche verso l'Isla del Sol e l'Isla de la Luna

Da Copacabana si passa poi direttamente in Perù: il confine è lì a due passi, ed è il motivo per cui questo paese finisce nell'itinerario di quasi tutti quelli che fanno il giro delle Ande.

I soldi: il quadro è appena cambiato

Qui devo dirti una cosa che riguarda proprio me: quello che ho vissuto io non vale più per te.

Quando ci siamo stati noi, nel 2025, la Bolivia funzionava ancora al vecchio modo. Il boliviano era tenuto fermo a un cambio artificiale di 6,96 per dollaro mentre il mercato parallelo stava intorno a 9: chi prelevava al bancomat ci rimetteva circa il 30%, e la regola per tutti era arrivare con i dollari in contanti e cambiarli sul posto.

Il 29 giugno 2026 la Bolivia è passata a un regime di cambio flessibile. Il tasso ufficiale è salito in poche settimane oltre quota 12, e il divario con il mercato parallelo si è ridotto molto. Le guide serie hanno smesso di dare conversioni fisse e dicono di controllare il tasso della Banca Centrale prima di partire: è il consiglio giusto, perché in questa fase si muove ancora.

Quindi se trovi un articolo — compresi i racconti di chi c'è stato prima del 2026, il mio incluso — che ti dice di portare mazzette di dollari per il mercato parallelo, sappi che sta descrivendo un paese che non esiste più da qualche mese.

È l'esatto opposto di quello che è successo in Argentina, dove il trucco del cambio è finito nel 2025: ne ho scritto nella guida su come pagare in Argentina.

Quanto tempo serve

Con dieci giorni si fa La Paz, il Salar e Copacabana senza correre troppo, ma va messo in conto almeno un giorno di acclimatazione all'arrivo, che non è tempo perso: è tempo che ti compra il resto del viaggio.

La Bolivia si incastra bene con il Perù, per il confine a Copacabana, e con il Cile, perché dal Salar partono i tour che finiscono a San Pedro de Atacama. Per i voli, interni e internazionali, Skyscanner è il punto da cui parto sempre per farmi un'idea dei prezzi.

Domande frequenti sulla Bolivia

Quanto è alta La Paz e si sente il mal di montagna?

La Paz sta a 3.650 metri e l'aeroporto di El Alto sopra i 4.000, quindi si atterra nel punto più alto. Mal di testa, nausea e stanchezza nelle prime 24-48 ore sono comuni. Se compaiono confusione, camminata incerta o fiato corto a riposo bisogna scendere di quota e cercare assistenza medica.

Essere allenati protegge dal mal di montagna?

No. Secondo le linee guida dei CDC americani l'allenamento e la forma fisica non influiscono sul rischio. I fattori che contano sono la quota a cui si dorme la prima notte e la velocità di salita; il predittore più affidabile è come si è reagito in passato a quote simili.

Le Sorojchi Pills funzionano contro il mal di montagna?

Contengono aspirina, salofene e caffeina: agiscono sul mal di testa da altitudine, non sull'acclimatazione. Il farmaco che aiuta ad acclimatarsi è l'acetazolamide, che nella maggior parte dei paesi richiede prescrizione medica e va discussa con il proprio medico prima di partire.

Quanti giorni servono per un viaggio in Bolivia?

Con dieci giorni si mettono insieme La Paz, il Salar de Uyuni e Copacabana, prevedendo almeno un giorno tranquillo all'arrivo per acclimatarsi all'altitudine.

Come funziona la teleferica di La Paz?

Mi Teleférico è la rete di funivie urbane più lunga del mondo e non è un'attrazione turistica: è il trasporto pubblico della città. Ha dieci linee identificate da un colore, collega La Paz a El Alto superando un dislivello di circa 400 metri, e il biglietto costa pochi bolivianos.

Dove si vedono le cholitas luchadoras?

A El Alto, non a La Paz, al Multifuncional della zona di La Ceja, il giovedì sera e la domenica pomeriggio. Ingresso 60-100 bolivianos, pacchetti turistici con trasporto 15-25 dollari. È lucha libre con esiti decisi in anticipo, non un combattimento reale.

Conviene portare dollari in contanti in Bolivia?

Molto meno di prima. Fino al 2025 il tasso ufficiale era fermo a 6,96 per dollaro contro un mercato parallelo intorno a 9, e portare contanti era la regola. Dal 29 giugno 2026 il boliviano ha un cambio flessibile, il tasso ufficiale ha superato quota 12 e il divario si è molto ridotto. Conviene controllare il tasso della Banca Centrale poco prima di partire.

Domande frequenti

Quanto è alta La Paz e si sente il mal di montagna?

La Paz sta a 3.650 metri e l'aeroporto di El Alto sopra i 4.000, quindi si atterra nel punto più alto. Mal di testa, nausea e stanchezza nelle prime 24-48 ore sono comuni. Se compaiono confusione, camminata incerta o fiato corto a riposo bisogna scendere di quota e cercare assistenza medica.

Essere allenati protegge dal mal di montagna?

No. Secondo le linee guida dei CDC americani l'allenamento e la forma fisica non influiscono sul rischio. I fattori che contano sono la quota a cui si dorme la prima notte e la velocità di salita; il predittore più affidabile è come si è reagito in passato a quote simili.

Le Sorojchi Pills funzionano contro il mal di montagna?

Contengono aspirina, salofene e caffeina: agiscono sul mal di testa da altitudine, non sull'acclimatazione. Il farmaco che aiuta ad acclimatarsi è l'acetazolamide, che nella maggior parte dei paesi richiede prescrizione medica e va discussa con il proprio medico prima di partire.

Quanti giorni servono per un viaggio in Bolivia?

Con dieci giorni si mettono insieme La Paz, il Salar de Uyuni e Copacabana, prevedendo almeno un giorno tranquillo all'arrivo per acclimatarsi all'altitudine.

Come funziona la teleferica di La Paz?

Mi Teleférico è la rete di funivie urbane più lunga del mondo e non è un'attrazione turistica: è il trasporto pubblico della città. Ha dieci linee identificate da un colore, collega La Paz a El Alto superando un dislivello di circa 400 metri, e il biglietto costa pochi bolivianos.

Dove si vedono le cholitas luchadoras?

A El Alto, non a La Paz, al Multifuncional della zona di La Ceja, il giovedì sera e la domenica pomeriggio. Ingresso 60-100 bolivianos, pacchetti turistici con trasporto 15-25 dollari. È lucha libre con esiti decisi in anticipo, non un combattimento reale.

Conviene portare dollari in contanti in Bolivia?

Molto meno di prima. Fino al 2025 il tasso ufficiale era fermo a 6,96 per dollaro contro un mercato parallelo intorno a 9, e portare contanti era la regola. Dal 29 giugno 2026 il boliviano ha un cambio flessibile, il tasso ufficiale ha superato quota 12 e il divario si è molto ridotto. Conviene controllare il tasso della Banca Centrale poco prima di partire.

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