È sicuro viaggiare in Cina? La risposta onesta, con i dati

I dati veri sulla criminalità in Cina, il rischio più concreto di cui nessuno parla, la questione VPN spiegata senza allarmismi e cosa dice davvero la scheda della Farnesina.

Di Luca Ferraina — 30 Agosto 2026

È sicuro viaggiare in Cina? La risposta onesta, con i dati

Sì. E se ti fermi qui hai la risposta giusta ma inutile, perché la domanda vera non è "mi rubano il portafoglio" — è "cosa può andare storto in un Paese di cui non leggo nemmeno l'alfabeto".

In questa guida trovi i numeri veri sulla criminalità, il rischio che quasi nessuno nomina e che statisticamente è il più concreto di tutti, cosa dice davvero la scheda della Farnesina — e soprattutto cosa la Farnesina non dice, che è la parte più interessante.

I numeri: la Cina è più sicura dell'Italia

Partiamo dal dato più freddo che esista. Secondo i dati UNODC delle Nazioni Unite, il tasso di omicidi in Cina è di 0,50 ogni 100.000 abitanti. In Italia è 0,57. In Francia 1,33, negli Stati Uniti 5,76.

Una precisazione onesta: il dato cinese è del 2020 ed è autodichiarato, come tutte le statistiche criminali cinesi, quindi non è verificabile in modo indipendente. Ma va nella stessa direzione di tutto il resto.

Sull'indice di percezione della sicurezza di Numbeo — che è percezione raccolta dagli utenti, non statistica giudiziaria — la Cina segna 77 su 100 contro il 52,6 dell'Italia. Camminare da soli di notte è in fascia "alta" sia a livello nazionale sia a Pechino.

E soprattutto: tutti e cinque i ministeri degli esteri che ho consultato — italiano, britannico, americano, tedesco e francese — descrivono la criminalità grave contro gli stranieri come rara. Gli avvisi parlano di borseggi e truffe: reati contro il portafoglio, non contro la persona.

Non nascondo il rovescio: nel 2024 ci sono stati alcuni attacchi indiscriminati con coltello che hanno coinvolto stranieri, tra cui il caso di Suzhou in cui morì una donna cinese che si era interposta per proteggere una madre e un bambino giapponesi. Sono episodi che hanno avuto grande eco, ma restano eventi isolati in un Paese di 1,4 miliardi di persone.

Il rischio di cui nessuno parla: la strada

Ecco il dato che mi ha sorpreso mentre preparavo questo articolo, e che ribalta la domanda di partenza.

Secondo i dati OMS elaborati dalla Banca Mondiale, in Cina ci sono 17,4 morti per incidente stradale ogni 100.000 abitanti. In Italia sono 5,3. Più del triplo. Il CDC americano scrive che il tasso di incidenti stradali in Cina è "tra i più alti al mondo".

Tradotto: la cosa statisticamente più pericolosa che farai in Cina è attraversare la strada. Non ti deruberanno, ma il motorino elettrico silenzioso che arriva contromano sul marciapiede è un problema vero, e i motorini elettrici in Cina sono ovunque e non li senti arrivare. Guarda due volte, anche sulle strisce, anche col verde.

Traffico su una strada di Xi'an, in Cina
Le strade cinesi sono il rischio numero uno per un turista: più del triplo dei morti per incidente rispetto all'Italia

Cosa dice la Farnesina — e cosa non dice

La scheda di Viaggiare Sicuri sulla Cina (aggiornata al 17 agosto 2026) non contiene nessuno sconsiglio di viaggio e nessuna zona formalmente sconsigliata. Descrive il Paese come "sostanzialmente stabile e sicuro" nelle metropoli e nelle zone turistiche, segnalando che "la microcriminalità è comunque in aumento e tocca anche gli stranieri, i quali sono soprattutto vittime di scippi e furti di passaporto".

Poi però c'è la parte che secondo me conta di più, ed è quello che manca. Ho controllato la scheda parola per parola: non c'è una sola riga su VPN, censura, siti bloccati, Alipay, WeChat Pay o pagamenti digitali.

Cioè: l'avviso ufficiale italiano tace esattamente sui due problemi che, nella pratica, rovinano più viaggi di qualsiasi borseggiatore. Non è una critica alla Farnesina — la scheda si occupa di ordine pubblico e sanità, non di logistica digitale. È però il motivo per cui chi si prepara leggendo solo quella arriva in Cina impreparato.

Le truffe: sono quasi tutte la stessa truffa

Questa è la cosa più utile da sapere, perché una volta capito lo schema le riconosci tutte.

La "truffa della casa da tè", quella degli "studenti d'arte", quella del "pratichiamo l'inglese insieme", quella del massaggio: sono la stessa identica truffa con tre travestimenti diversi. Lo schema, come lo descrive il servizio di sicurezza diplomatica statunitense, è sempre questo: uno sconosciuto simpatico che parla inglese ti avvicina in una zona turistica, ti propone di spostarti in un locale — casa da tè, bar, mostra d'arte, centro massaggi — e una volta dentro arriva un conto spropositato, che paghi sotto minaccia con la carta di credito.

La Farnesina lo descrive negli stessi termini: chi accetta inviti da sconosciuti "è obbligato sotto minaccia ad effettuare ingenti pagamenti tramite carta di credito e/o prelievi bancomat".

Il segnale d'allarme è uno solo: uno sconosciuto che ti propone di cambiare posto. Non devi riconoscere tre truffe, devi riconoscere quella proposta. Chiacchierare va benissimo. Seguire qualcuno dentro un locale che ha scelto lui, no.

Sui taxi c'è un avvertimento del ministero degli esteri britannico che vale la pena riportare: le discussioni sulla tariffa "possono degenerare rapidamente", e qualsiasi alterco fisico può portare al fermo a prescindere da chi abbia ragione. Se nasce un problema, si paga e si scende. Meglio ancora: si usa DiDi dall'app, dove la tariffa è già fissata.

La truffa delle banconote false — quella in cui il tassista sostituisce il tuo biglietto da 100 yuan con uno falso e te lo "restituisce" — era la classica di dieci anni fa. Oggi il Dipartimento di Stato americano la considera marginale, semplicemente perché quasi nessuno paga più in contanti.

Il rischio pratico vero: restare tagliato fuori

In Cina non funzionano Google, Google Maps, Gmail, WhatsApp, Instagram, Facebook e Wikipedia. Il ministero degli esteri francese lo scrive nero su bianco: l'accesso a internet è "molto regolamentato" e numerosi siti e applicazioni "non sono accessibili in Cina".

Aggiungici che la Cina è nella fascia più bassa dell'indice di conoscenza dell'inglese, e che secondo la stessa Farnesina le forze di polizia "raramente parlano l'inglese" e anche il personale sanitario delle metropoli ha "limitata conoscenza dell'inglese o di altre lingue veicolari".

Il risultato è che il rischio non è che ti succeda qualcosa: è che non riesci a fare le cose. Non paghi, non ti orienti, non chiedi. E quanto sia reale questo problema non lo dico io — lo dice il fatto che il governo cinese ha dovuto intervenire per legge, più volte.

La buona notizia: il muro lo stanno smontando

Se hai letto articoli del 2023 sull'impossibilità di pagare in Cina, sono superati. Ecco cosa è cambiato in due anni, tutto da fonti ufficiali cinesi:

Aprile 2024: il limite per singola transazione con carta straniera collegata ad Alipay e WeChat Pay sale da 1.000 a 5.000 dollari, e il tetto annuo da 10.000 a 50.000. Visa e Mastercard diventano collegabili ai due wallet.

Maggio 2024: tre ministeri ordinano agli hotel di smettere di rifiutare ospiti stranieri con la scusa di non avere la licenza per riceverli. Era una prassi diffusa e assurda, e ora è vietata.

Febbraio 2026: entra in vigore l'obbligo per gli esercenti di accettare contanti alle casse presidiate e di tenere il resto disponibile. La motivazione dichiarata è esplicita: i visitatori stranieri non abituati ai QR code venivano respinti dai negozi.

Nel 2025 sono entrati in Cina oltre 30 milioni di stranieri in esenzione visto, il 49,5% in più dell'anno prima. Il muro c'è ancora, ma da due anni lo stanno smantellando pezzo per pezzo. Va comunque attraversato preparandosi prima di partire, non improvvisando all'arrivo: ne parlo nella guida su come pagare in Cina con Alipay e WeChat e in quella sulla eSIM con VPN inclusa.

La questione VPN, spiegata senza allarmismi e senza minimizzare

Su questo punto trovi in rete due versioni opposte, entrambe sbagliate: "è illegale, rischi grosso" e "va benissimo, lo fanno tutti". La realtà documentata sta nel mezzo, e merita precisione.

Aggirare la censura è vietato. La norma di riferimento è un regolamento del Consiglio di Stato del 1996, che prevede ammonizione e multe fino a 15.000 yuan.

Nei casi realmente documentati le multe sono state molto più basse: tra 200 e 1.000 yuan, cioè 25-125 euro. E le pene severe — anni di carcere — hanno colpito chi vendeva servizi VPN, non chi li usava. Tutti i casi che ho trovato riguardano cittadini cinesi.

Non risulta un solo caso documentato di turista straniero sanzionato per aver usato una VPN.

Detto questo, i ministeri degli esteri non sono d'accordo tra loro, e vale la pena sapere cosa dicono. Il Dipartimento di Stato americano avverte che l'uso di una VPN "è illegale nella maggior parte dei casi e può comportare la confisca del dispositivo, una multa o il fermo". Il ministero degli Esteri tedesco la definisce senza giri di parole vietata. Quello francese usa la parola "regolamentata". Quello britannico dice che le VPN devono essere autorizzate dal governo cinese. La Farnesina, come detto, non ne parla affatto.

La mia lettura, da persona che ci è stata: è una norma pensata per i cittadini cinesi e applicata soprattutto a chi fornisce il servizio. Ma "nessun caso documentato" non è la stessa cosa di "nessun rischio", e ognuno deve saperlo prima di decidere.

Salute, acqua ed emergenze

L'acqua del rubinetto non si beve, a Hong Kong sì. Il CDC americano è categorico su questo. Sullo street food invece le fonti divergono: la Farnesina lo sconsiglia in blocco, il CDC no — dice che il rischio di diarrea del viaggiatore è basso nelle strutture di qualità e moderato altrove, e raccomanda soprattutto di evitare pesce e frutti di mare poco cotti e latticini non pastorizzati. La mia esperienza è più vicina alla seconda: si mangia per strada, scegliendo banchi affollati dove il ricambio è veloce.

Una correzione importante rispetto a quello che leggi ancora in giro, inclusa la scheda Farnesina: la Cina è certificata malaria-free dall'OMS dal 2021. Restano invece il rischio dengue in alcune province del sud e quello rabbia.

I numeri di emergenza (quelli giusti)

Qui c'è un dettaglio che quasi nessuna guida italiana riporta correttamente. I numeri sono quattro:

110 — Polizia

119 — Vigili del fuoco

120 — Ambulanza e primo soccorso

122 — Polizia stradale, per gli incidenti

Troverai spesso indicato anche il 999: non è un errore, ma è il servizio della Croce Rossa attivo solo a Pechino, parallelo al 120. Entrambi offrono assistenza in inglese, anche se il sito turistico ufficiale di Pechino avverte che in alcuni casi potrebbero doverti richiamare per passarti un operatore anglofono.

L'assicurazione qui non è un optional

Tre fatti che parlano da soli. La Farnesina scrive che i costi di degenza ospedaliera per gli stranieri arrivano fino a 500 euro al giorno nella capitale, e che "l'Ambasciata italiana non può sostenere, né garantire pagamenti di carattere privato". Il Dipartimento di Stato americano aggiunge il dettaglio che fa la differenza: ospedali e medici richiedono il pagamento prima della prestazione o del ricovero, anche in emergenza.

Tradotto: in Cina, se ti succede qualcosa di serio, o hai una copertura che paga direttamente o anticipi tu. È la ragione per cui su questa destinazione insisto sull'assicurazione più che altrove — e la copertura per il rimpatrio sanitario è la voce che conta davvero, perché è quella che costa decine di migliaia di euro. Ho scritto un confronto tra le assicurazioni che uso, basato su due incidenti veri capitati a me e a un mio gruppo.

Viaggiare da sola in Cina

Qui devo essere onesto sui limiti dei dati: non esiste un dataset autorevole sul viaggio femminile solitario in Cina, e le piattaforme che raccolgono recensioni hanno campioni di poche decine di persone.

Quello che si può dire con certezza è un riscontro negativo ma significativo: nessuno dei cinque ministeri degli esteri che ho consultato contiene un'avvertenza specifica per le donne che viaggiano sole in Cina, mentre tutti dedicano spazio a truffe, controlli e regioni sensibili. Gli indicatori di percezione sulla sicurezza notturna sono in fascia alta.

Le difficoltà che una donna sola incontra in Cina, insomma, sono le stesse di chiunque altro — pagamenti, lingua, orientamento — e non sono di genere. Ma lo scrivo senza fingere che esistano numeri che non ci sono.

Le regole che è meglio non violare

Questo è il capitolo che nella mia esperienza vale più di tutti gli altri messi insieme, perché sono situazioni a bassa probabilità ma con conseguenze alte.

L'overstay. La Farnesina è esplicita: superare "anche di un solo giorno" il periodo di permanenza consentito può comportare sanzioni che vanno dall'ammenda alla detenzione amministrativa. Con l'esenzione visto sono 30 giorni per ingresso, e vanno contati bene.

La droga. Pene detentive anche per il consumo individuale; per il traffico internazionale è prevista la pena di morte. Non è un'esagerazione retorica, è quello che c'è scritto sulla scheda ufficiale.

I droni. Fortemente sconsigliati in generale, e dal 1° maggio 2026 l'ingresso e il transito con un drone o suoi componenti principali attraverso Pechino non sono consentiti. Se hai un drone, lascialo a casa.

Le manifestazioni e i post politici. Le manifestazioni non autorizzate sono vietate. Il ministero britannico avverte che pubblicare o sostenere dichiarazioni politiche critiche verso la Cina "potrebbe essere considerato illegale" — e vale anche per i social.

Le fotografie: qui invece la vulgata è sbagliata. Il ministero degli Esteri tedesco lo scrive chiaramente: fotografare non è limitato, salvo eccezioni come gli obiettivi militari; per le persone si chiede prima il permesso. Nelle città si fotografa liberamente. I divieti riguardano installazioni militari, polizia, manifestazioni e le regioni sensibili.

La sorveglianza. Il Dipartimento di Stato americano avverte che camere d'albergo, uffici, taxi, telefoni e uso di internet "possono essere monitorati", e che gli oggetti personali in camera possono essere ispezionati senza consenso. Per un turista non cambia la giornata, ma è bene saperlo invece di scoprirlo.

Un caso limite che rende l'idea dell'arbitrarietà possibile: nel 2015 venti turisti stranieri furono fermati ed espulsi da Ordos per aver guardato video ritenuti di propaganda terroristica — due di loro sostennero che si trattasse di un documentario della BBC su Gengis Khan. È un episodio di undici anni fa, e lo cito come illustrazione, non come rischio attuale.

E i divieti di espatrio?

Se ne parla molto, quindi vale la pena chiarire chi riguardano davvero. Secondo la Farnesina, le autorità giudiziarie possono sequestrare il passaporto dello straniero "citato in giudizio per cause civili, anche di natura commerciale", trattenendolo fino alla fine della controversia. Il ministero tedesco parla di stranieri coinvolti in indagini penali in corso.

Il profilo delle persone colpite è quindi: contenziosi commerciali, indagini penali, giornalismo, doppia cittadinanza, legami familiari con un'indagine in corso. Il turista con il volo di ritorno tra due settimane non rientra in quel profilo. Non scriverò "rischio zero", perché nessuna fonte lo autorizza, ma la distanza tra il caso reale e la vacanza è enorme.

Un'avvertenza specifica invece per chi ha doppia cittadinanza italo-cinese: la Cina non riconosce la doppia cittadinanza, chi entra con passaporto cinese non ha diritto all'assistenza consolare italiana e non può uscire dal Paese se vi ha soggiornato con quel passaporto. Se ti riguarda, informati prima.

Tibet e Xinjiang

Il dato che sorprende è che nessun ministero degli esteri occidentale sconsiglia formalmente il viaggio in queste regioni. Ma le condizioni sono diverse dal resto del Paese.

Per il Tibet il visto cinese non basta: serve un permesso speciale rilasciato solo ad agenzie autorizzate, e il tour organizzato con guida è obbligatorio. La Farnesina è netta: "chi tenta di entrare con il solo visto in Tibet rischia l'arresto". Da mettere in conto anche il mal di quota, visto che Lhasa sta a 3.658 metri.

Lo Xinjiang è accessibile ma sotto controllo pesante: controlli di tipo aeroportuale all'ingresso di centri commerciali, mercati e parchi, verifiche del passaporto e domande sullo scopo del viaggio. Le autorità possono imporre coprifuoco e restrizioni con brevissimo preavviso. La Farnesina consiglia di non avventurarsi da soli nelle zone rurali della regione.

Il Ferra Consiglia

La Cina è uno dei Paesi più sicuri in cui ho viaggiato, e i numeri lo confermano. Ma "sicuro" qui significa una cosa precisa: non ti succederà niente di brutto, potresti però non riuscire a fare quello che vuoi fare.

Le cinque cose che contano davvero, in ordine:

1️⃣ Attraversa la strada con attenzione. È il rischio numero uno, tre volte l'Italia, e i motorini elettrici non li senti arrivare

2️⃣ Configura pagamenti e connessione prima di partire, non all'arrivo. È la differenza tra un viaggio e una serie di problemi

3️⃣ Assicurazione con rimpatrio sanitario. In Cina si paga prima di essere curati, anche in emergenza

4️⃣ Se uno sconosciuto ti propone di spostarti in un locale, declina. È l'unica truffa che devi saper riconoscere

5️⃣ Conta i giorni del visto e lascia il drone a casa

Se vuoi la Cina senza gestire tu permessi, pagamenti e barriera linguistica, organizzo un viaggio di gruppo. E se vuoi capire in che mese partire, ho scritto una guida su quando andare in Cina zona per zona.

La domanda giusta non è "è pericolosa la Cina". È "sono attrezzato per un Paese dove non leggo niente e non funziona niente di quello che uso di solito". A quella si risponde preparandosi, e si risolve in un pomeriggio.

Domande frequenti sulla sicurezza in Cina

È sicuro viaggiare in Cina?

Sì. Secondo i dati UNODC il tasso di omicidi in Cina è di 0,50 ogni 100.000 abitanti, inferiore a quello italiano (0,57), e tutti i principali ministeri degli esteri descrivono la criminalità grave contro gli stranieri come rara. La Farnesina non sconsiglia il viaggio in nessuna zona del Paese. Il rischio più concreto non è la criminalità ma il traffico stradale.

Qual è il rischio più concreto per un turista in Cina?

La strada. In Cina si contano 17,4 morti per incidente stradale ogni 100.000 abitanti contro i 5,3 dell'Italia, più del triplo, e il CDC americano definisce il tasso di incidenti tra i più alti al mondo. Il secondo rischio, meno drammatico ma più frequente, è di tipo pratico: non riuscire a pagare, orientarsi o comunicare senza aver configurato prima pagamenti digitali e connessione.

Usare una VPN in Cina è illegale?

Aggirare la censura è vietato da un regolamento del 1996 che prevede multe fino a 15.000 yuan, ma nei casi realmente documentati le sanzioni sono state di 200-1.000 yuan e hanno riguardato solo cittadini cinesi; le pene severe hanno colpito chi vendeva servizi VPN. Non risulta alcun caso documentato di turista straniero sanzionato. Il Dipartimento di Stato americano avverte però della possibilità di confisca del dispositivo, multa o fermo, e il ministero degli Esteri tedesco la definisce vietata.

Serve l'assicurazione sanitaria per andare in Cina?

È fortemente consigliata. Secondo la Farnesina i costi di degenza ospedaliera per gli stranieri arrivano fino a 500 euro al giorno nella capitale, e l'Ambasciata italiana non può sostenere pagamenti di carattere privato. Il Dipartimento di Stato americano segnala inoltre che ospedali e medici richiedono il pagamento prima della prestazione, anche in emergenza. La voce che conta di più è la copertura per il rimpatrio sanitario.

Quali sono i numeri di emergenza in Cina?

110 per la polizia, 119 per i vigili del fuoco, 120 per ambulanza e primo soccorso, 122 per la polizia stradale. Il 999 che si trova spesso indicato è il servizio della Croce Rossa attivo solo a Pechino, parallelo al 120: entrambi offrono assistenza in inglese.

Si può bere l'acqua del rubinetto in Cina?

No, tranne a Hong Kong. Il CDC americano è categorico: fuori da Hong Kong l'acqua del rubinetto non è sicura da bere, nemmeno nelle grandi città. Sullo street food le fonti sono più sfumate: il CDC non lo sconsiglia in blocco, ma raccomanda di evitare pesce e frutti di mare poco cotti e latticini non pastorizzati.

Domande frequenti

È sicuro viaggiare in Cina?

Sì. Secondo i dati UNODC il tasso di omicidi in Cina è di 0,50 ogni 100.000 abitanti, inferiore a quello italiano (0,57), e tutti i principali ministeri degli esteri descrivono la criminalità grave contro gli stranieri come rara. La Farnesina non sconsiglia il viaggio in nessuna zona del Paese. Il rischio più concreto non è la criminalità ma il traffico stradale.

Qual è il rischio più concreto per un turista in Cina?

La strada. In Cina si contano 17,4 morti per incidente stradale ogni 100.000 abitanti contro i 5,3 dell'Italia, più del triplo, e il CDC americano definisce il tasso di incidenti tra i più alti al mondo. Il secondo rischio, meno drammatico ma più frequente, è di tipo pratico: non riuscire a pagare, orientarsi o comunicare senza aver configurato prima pagamenti digitali e connessione.

Usare una VPN in Cina è illegale?

Aggirare la censura è vietato da un regolamento del 1996 che prevede multe fino a 15.000 yuan, ma nei casi realmente documentati le sanzioni sono state di 200-1.000 yuan e hanno riguardato solo cittadini cinesi; le pene severe hanno colpito chi vendeva servizi VPN. Non risulta alcun caso documentato di turista straniero sanzionato. Il Dipartimento di Stato americano avverte però della possibilità di confisca del dispositivo, multa o fermo, e il ministero degli Esteri tedesco la definisce vietata.

Serve l'assicurazione sanitaria per andare in Cina?

È fortemente consigliata. Secondo la Farnesina i costi di degenza ospedaliera per gli stranieri arrivano fino a 500 euro al giorno nella capitale, e l'Ambasciata italiana non può sostenere pagamenti di carattere privato. Il Dipartimento di Stato americano segnala inoltre che ospedali e medici richiedono il pagamento prima della prestazione, anche in emergenza. La voce che conta di più è la copertura per il rimpatrio sanitario.

Quali sono i numeri di emergenza in Cina?

110 per la polizia, 119 per i vigili del fuoco, 120 per ambulanza e primo soccorso, 122 per la polizia stradale. Il 999 che si trova spesso indicato è il servizio della Croce Rossa attivo solo a Pechino, parallelo al 120: entrambi offrono assistenza in inglese.

Si può bere l'acqua del rubinetto in Cina?

No, tranne a Hong Kong. Il CDC americano è categorico: fuori da Hong Kong l'acqua del rubinetto non è sicura da bere, nemmeno nelle grandi città. Sullo street food le fonti sono più sfumate: il CDC non lo sconsiglia in blocco, ma raccomanda di evitare pesce e frutti di mare poco cotti e latticini non pastorizzati.

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