Patagonia: cosa vedere in un viaggio per tappe, dal Cile all'Argentina

Itinerario in Patagonia tappa per tappa: Puerto Natales, Torres del Paine, Perito Moreno, El Chaltén e Ushuaia. Costi dei parchi, trekking e consigli pratici.

Di Luca Ferraina — 30 Agosto 2026

Il Fitz Roy dalla Laguna de los Tres, in Patagonia argentina

Patri era stata in Patagonia nel 2015. Quando siamo arrivati davanti al Perito Moreno, a marzo 2025, ha tirato fuori il telefono e ha cercato la foto di dieci anni prima. L'abbiamo messa accanto a quella che avevamo appena scattato, più o meno dallo stesso punto: il ghiaccio, nel 2015, arrivava molto più avanti. Sul momento abbiamo pensato fosse un'impressione, l'angolo diverso, la luce. Non lo era: cinque mesi dopo quel viaggio una rivista scientifica ha pubblicato uno studio sul Perito Moreno che dice esattamente questo, con i numeri. Comincio da qui perché è il modo più onesto per dire una cosa che rischia di suonare retorica: la Patagonia che vai a vedere adesso non è la stessa che vedrai fra dieci anni, e non è un modo di dire.

Il nostro itinerario, e perché ha senso in quest'ordine

Siamo entrati dal Cile e usciti dall'Argentina, e con il senno di poi lo rifarei uguale. L'ordine è stato questo: Santiago, poi Temuco e Pucón per il vulcano Villarrica — che non è ancora Patagonia e ha un articolo suo — ritorno a Santiago e volo diretto a Puerto Natales, da lì Torres del Paine, poi il bus attraverso il confine fino a El Calafate per il Perito Moreno, la puntata a El Chaltén per il Fitz Roy, il volo per Ushuaia e infine il volo per Buenos Aires.

La logica è semplice: la Patagonia è enorme e le distanze si mangiano i giorni. Fare i due grandi parchi — Torres del Paine e Los Glaciares — uno di seguito all'altro, attraversando il confine via terra una volta sola, ti evita di rimbalzare avanti e indietro. E finire a Ushuaia, il punto più a sud, dà al viaggio una direzione: scendi, scendi, e poi c'è solo l'Antartide.

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Puerto Natales: il posto che ci è piaciuto di più, e non è il parco

La campagna intorno a Puerto Natales vista dal finestrino
Arrivando a Puerto Natales: campagna, vento e le prime pareti della Patagonia cilena

Se dovessi scegliere un solo paese di tutta la Patagonia, cilena e argentina messe insieme, sceglierei Puerto Natales. Non il parco: il paese. È un paese di montagna piccolo e molto caratteristico, pieno di baretti, con intorno una natura selvaggia che ti si apre addosso appena esci dall'abitato. Ha quella qualità rara dei posti che vivono di outdoor senza essere diventati una vetrina: la gente ci abita davvero.

È anche la base logistica per Torres del Paine, quindi ci passi comunque. Il consiglio è di non trattarlo come un dormitorio: prenditi un giorno pieno lì, prima o dopo il parco.

Torres del Paine: cosa è cambiato nelle prenotazioni

Il parco ha già la sua guida dedicata su questo blog, con i trekking, le tappe e la mia salita alla Base Torres. Qui mi limito alla parte pratica, perché è cambiata di recente e chi legge guide vecchie rischia di trovarsi respinto al cancello.

Se stai leggendo a meno di sei mesi dal viaggio e volevi fare la W in gennaio, questa è la riga più utile della pagina.

El Calafate e il Perito Moreno

Le passerelle del Perito Moreno con il fronte del ghiacciaio sullo sfondo
Le passerelle del Perito Moreno: si scende di livello in livello, e il fronte del ghiacciaio resta sempre lì

El Calafate è una cittadina di montagna carina, che esiste in funzione del ghiacciaio. Noi abbiamo dormito alla Hostería Los Gnomos, fuori dal centro: è una scelta che funziona se hai l'auto o se non ti pesa camminare, molto meno se conti di rientrare a piedi la sera con il vento della Patagonia in faccia.

Alle passerelle la guida non è obbligatoria

Mettiamo subito a posto una cosa che ti diranno in mille modi diversi: per vedere il Perito Moreno dalle passerelle non serve nessuna guida e nessun tour. Ci arrivi in auto a noleggio o con il bus di linea dal terminal di El Calafate: ottanta chilometri sulla RP11, tutta asfaltata, circa un'ora e mezza. Il biglietto del parco si paga a parte.

Le passerelle sono circa cinque chilometri divisi in cinque circuiti, dai 565 ai 1.117 metri l'uno, e per farle con calma servono tre o quattro ore. Il balcone centrale è accessibile con ascensore e rampe, e c'è una navetta gratuita dal parcheggio. Se puoi, arriva prima delle dieci: dopo si riempie.

Sull'ingresso al Parco Nazionale Los Glaciares le tariffe sono state riviste: per gli stranieri siamo intorno ai 50.000 pesos argentini, circa 35 dollari, con importi molto più bassi per argentini, studenti e residenti di Santa Cruz. Nella zona sud, quella del ghiacciaio, si paga con Visa, Mastercard, bancomat o contanti in pesos, e c'è uno sconto del 50% sul secondo giorno se torni entro 72 ore.

Perché noi il tour l'abbiamo preso lo stesso

L'abbiamo prenotato online e rifarei la stessa scelta, ma per motivi che non c'entrano niente con l'obbligo. Il primo è banale: il trasporto è risolto, e in Patagonia risolvere il trasporto vale più di quanto costa. Il secondo è che la nostra guida era davvero preparata, e davanti a un ghiacciaio la differenza tra guardarlo e capirlo è tutta lì: perché si spacca, perché quel colore, perché proprio in quel punto della valle. Il terzo è che nonostante il tour restava tempo libero per fare tutte le passerelle con i nostri tempi. Non è la gita con la paletta alzata.

Se preferisci il bus e la giornata tua va benissimo lo stesso, e risparmi. Non è una di quelle scelte dove sbagli.

Le due cose che non abbiamo fatto sono il minitrekking e il Big Ice, cioè le camminate con i ramponi sul ghiacciaio, e la navigazione sotto il fronte. Il minitrekking e il Big Ice sono le uniche attività per cui la guida è davvero obbligatoria. Non li abbiamo fatti per una ragione poco eroica: camminare su un ghiacciaio ci faceva un po' paura. Lo scrivo perché in giro si legge solo di gente che fa tutto, e non è vero che devi.

Lo studio sul ghiacciaio, e la foto del 2015

Torniamo alla foto. Lo studio The state and fate of Glaciar Perito Moreno, pubblicato ad agosto 2025 sulla rivista Communications Earth & Environment, dice che:

Tra la foto di Patri e la nostra ci sono dieci anni. Nove di quei dieci stanno dentro il periodo in cui l'accelerazione è cominciata.

Davanti al fronte del Perito Moreno dalle passerelle del parco
Davanti al Perito Moreno: il rumore dei crolli arriva prima di vederli

El Chaltén: il Fitz Roy di notte

La strada da El Calafate a El Chaltén con il massiccio del Fitz Roy in fondo
La carretera verso El Chaltén: il Fitz Roy cresce chilometro dopo chilometro

La strada da El Calafate a El Chaltén è una delle cose più belle del viaggio, e nessuno te lo dice perché è "solo" una strada. È una carretera dritta con il nulla intorno, e in fondo, che cresce chilometro dopo chilometro, il Fitz Roy. Non ti serve una guida per capire quando sei arrivato.

El Chaltén è un paesino piccolo di montagna e ci siamo innamorati. Lì abbiamo dormito in un Airbnb, che in un paese così piccolo è la scelta che ti fa parlare con qualcuno del posto. Vive di trekking, il che significa che tutto — orari, bar, negozi, conversazioni — gira intorno a chi parte e a chi torna.

La salita alla Laguna de los Tres

Siamo saliti di notte, per essere alla base del Fitz Roy all'alba. Siamo arrivati verso le cinque. L'alba non l'abbiamo vista: era nuvolo.

Lo scrivo perché è la parte che di solito viene tagliata dai racconti, e invece è quella che ti serve sapere. Faceva molto freddo, il vento era pungente, e in cima non c'è stato lo spettacolo. È valsa la pena lo stesso, e la soddisfazione quando arrivi lassù non gliela toglie nessuno. Poi scendi, e in paese trovi i baretti aperti dove ti prendi una cioccolata o un caffè caldo insieme a tutti gli altri che hanno fatto la stessa cosa. Quella mezz'ora lì, con le mani intorno alla tazza, è uno dei ricordi migliori del viaggio.

I numeri del sentiero, per capire in cosa ti stai infilando: 25 chilometri tra andata e ritorno, 1.200 metri di dislivello, otto-dieci ore di cammino, difficoltà alta. L'ultimo chilometro sono 400 metri di morena ripida, da affrontare a tratti con le mani su pietrisco instabile.

Salire al buio per l'alba è prassi documentata, non un'idea nostra: le guide consigliano di affrontare la morena finale con la frontale calcolando almeno novanta minuti prima dell'alba. Se non punti all'alba, parti entro le sette del mattino per avere luce sufficiente al ritorno. C'è anche il campeggio libero Poincenot, a 8,5 chilometri dalla partenza e senza prenotazione, se non te la senti di fare tutto in giornata.

I miei consigli, quelli che darei a un amico:

I sentieri di El Chaltén adesso si pagano

Aggiornamento importante, perché fino a poco tempo fa era gratis. I sentieri della zona nord del Parco Nazionale Los Glaciares sono a pagamento, con tre portali di controllo — Los Cóndores, Base Fitz Roy e Río Eléctrico. Per gli stranieri siamo intorno ai 50.000 pesos argentini, circa 35 dollari, il biglietto si compra solo online sul portale ufficiale dei parchi o scansionando il QR sul posto, e si paga solo con carta: i contanti non sono accettati. Vale per giorno e per ingresso, quindi con un biglietto solo fai più sentieri nella stessa giornata, ed esiste anche un pass valido sei mesi.

Quel "solo con carta, niente contanti" è il motivo per cui in Patagonia oggi non puoi viaggiare in contanti nemmeno volendo. Ne parlo per esteso nella guida su come pagare in Argentina, dove trovi anche il limite di ritiro della Western Union a El Calafate, che è una cosa che conviene sapere prima e non dopo.

Laguna de los Tres con il Fitz Roy all'alba
Laguna de los Tres all'alba: la ricompensa dopo la salita da El Chaltén

Ushuaia: i pinguini, la fine del mondo e l'Antartide sfiorata

La scritta Ushuaia sul lungomare del canale di Beagle
Ushuaia, sul canale di Beagle: la tappa più a sud del viaggio

Il Parco Nazionale Tierra del Fuego

Ci abbiamo camminato dentro, ed è il posto che mi ha dato la sensazione più forte di tutto il viaggio: queste praterie immense, la steppa che non finisce, e la testa che parte da sola a chiedersi come dev'essere stato per Magellano e Darwin arrivare qui la prima volta, senza sapere cosa c'era dopo.

Il parco sta a dodici chilometri da Ushuaia sulla Ruta 3, una ventina di minuti, e l'ingresso per gli stranieri è intorno ai 40.000 pesos argentini, circa 27 dollari. Ci si arriva con le navette che partono ogni ora da Avenida Maipú, vicino al porto, con formula hop-on hop-off, oppure con il Treno della Fine del Mondo, che termina in una stazione dentro il parco.

Il sentiero da fare se ne fai uno solo è la Senda Costera: otto chilometri di sola andata, tre o quattro ore, difficoltà media. Poi ci sono passeggiate brevi come la Laguna Negra e il Mirador Lapataia, entrambe sotto la mezz'ora, e per chi ha gambe e fiato il Cerro Guanaco, otto chilometri e sette-otto ore, dura davvero.

I pinguini: noi li abbiamo visti dalla barca, e lo consiglio

Qui vado controcorrente rispetto a quasi tutto quello che si legge.

A Ushuaia ci sono due modi di vedere i pinguini, e la differenza di prezzo è enorme. Uno è sbarcare sull'Isla Martillo e camminare in mezzo alla colonia: lo può fare un solo operatore autorizzato, costa dai 150 dollari in su prenotando sul posto e sulle piattaforme online molto di più. L'altro è la navigazione del Canale di Beagle: la versione classica, con il faro Les Éclaireurs e i leoni marini, parte da circa 57 euro; quella che arriva davanti alla pinguinera e te la fa vedere dalla barca sta intorno ai 100 euro. Scendere non è permesso, ma la barca si accosta molto.

Noi abbiamo fatto la barca, e la rifarei. Tre motivi. Il primo: costa quasi la metà. Il secondo, ed è quello che non mi aspettavo, è che si vede benissimo lo stesso: la barca si accosta molto, arrivi quasi a bordo colonia, e i pinguini non sono lontani come temevo. Il terzo è che, sinceramente, camminare in mezzo a loro mi sembra più invasivo: sono animali selvatici a casa loro.

Nella stessa uscita vedi anche l'Isla de los Lobos con i leoni marini, l'Isla de los Pájaros e il faro Les Éclaireurs, quello che tutti chiamano il faro della fine del mondo. Come giornata è completa. Se invece camminare tra i pinguini è il sogno della vita, fallo — ma prenotalo settimane prima, perché è l'escursione con la disponibilità più tirata di tutta Ushuaia.

L'Antartide che abbiamo sfiorato

Da Ushuaia partono le navi per l'Antartide. Siamo stati lì a guardarle, e non l'abbiamo fatto: i prezzi sono alti e non era il viaggio giusto. Per darti gli ordini di grandezza, se ti sta venendo l'idea: la stagione va da novembre a marzo, dicembre e gennaio sono il picco. La nave considerata più economica ha partenze di novembre e marzo sotto i 6.000 dollari, contro oltre 10.000 in alta stagione. Un classico Penisola Antartica parte da 6.000-8.000 dollari a persona in bassa stagione. Le offerte last minute escono uno o due mesi prima della partenza, con poca scelta di cabina e di data.

Resta lì, nella lista. Prima o poi.

Quando andare e quanto tempo serve

Noi ci siamo stati a marzo, che è fine stagione: giornate ancora lunghe, meno gente dei mesi di punta e i colori dell'autunno australe. Il rovescio è che il meteo è più capriccioso, e la nostra alba mancata al Fitz Roy è esattamente quello.

Sul tempo: due settimane sono il minimo per fare questo itinerario senza correre, tre sono la misura giusta. Con dieci giorni devi scegliere: o i due parchi, o Ushuaia.

Per i voli interni — Puerto Natales, El Calafate, Ushuaia, Buenos Aires — conviene confrontare le tratte con anticipo, perché in Patagonia il volo interno spesso costa meno di due giorni di bus e te ne fa guadagnare uno intero di viaggio. Io parto sempre da Skyscanner per farmi un'idea dei prezzi.

Se invece vuoi muoverti in autonomia sulla Ruta 40 o intorno a El Calafate, il noleggio auto cambia parecchio le possibilità, soprattutto per arrivare alle passerelle con i tuoi orari.

Un'ultima cosa che non è un dettaglio: in Patagonia le camminate sono lunghe, remote e con il meteo che gira in un'ora. Una copertura che valga anche per gli imprevisti in montagna non è paranoia — ne ho scritto nel confronto tra le assicurazioni di viaggio.

Domande frequenti sulla Patagonia

Quanti giorni servono per un viaggio in Patagonia?

Due settimane sono il minimo per mettere insieme Torres del Paine, El Calafate ed El Chaltén senza correre; tre settimane permettono di aggiungere Ushuaia con calma. Con dieci giorni conviene scegliere fra i grandi parchi e la Terra del Fuoco.

Meglio entrare dalla Patagonia cilena o da quella argentina?

Noi siamo entrati dal Cile via Puerto Natales e usciti da Buenos Aires passando per Ushuaia: così attraversi il confine via terra una volta sola e non torni mai indietro sui tuoi passi.

Serve una guida per vedere il Perito Moreno?

No. Alle passerelle si arriva in autonomia con l'auto o con il bus di linea da El Calafate. La guida è obbligatoria solo per il minitrekking e il Big Ice, cioè le camminate con i ramponi sul ghiacciaio.

Si può camminare in mezzo ai pinguini a Ushuaia?

Sì, sbarcando sull'Isla Martillo con l'unico operatore autorizzato: costa dai 150 dollari in su prenotando sul posto, e molto di più sulle piattaforme online. In alternativa la navigazione del Canale di Beagle parte da circa 57 euro nella versione classica, con il faro e i leoni marini, e sta intorno ai 100 euro in quella che arriva davanti alla pinguinera. Dalla barca non si scende, ma si accosta molto: per noi il rapporto qualità-prezzo è migliore.

Il trekking al Fitz Roy è difficile?

Sì. Sono 25 chilometri tra andata e ritorno con 1.200 metri di dislivello, otto-dieci ore di cammino, e l'ultimo chilometro è una morena ripida da affrontare a tratti con le mani. Bastoncini, acqua abbondante e antivento non sono opzionali.

Si paga per entrare nei parchi della Patagonia?

Sì, in tutti. Il Parco Nazionale Los Glaciares si paga sia nella zona del Perito Moreno sia sui sentieri di El Chaltén, che fino a poco tempo fa erano gratuiti e ora si pagano solo online e solo con carta. Anche il Parco Nazionale Tierra del Fuego e Torres del Paine hanno un ingresso a pagamento, quest'ultimo con prenotazione obbligatoria.

Domande frequenti

Quanti giorni servono per un viaggio in Patagonia?

Due settimane sono il minimo per mettere insieme Torres del Paine, El Calafate ed El Chaltén senza correre; tre settimane permettono di aggiungere Ushuaia con calma. Con dieci giorni conviene scegliere fra i grandi parchi e la Terra del Fuoco.

Meglio entrare dalla Patagonia cilena o da quella argentina?

Noi siamo entrati dal Cile via Puerto Natales e usciti da Buenos Aires passando per Ushuaia: così attraversi il confine via terra una volta sola e non torni mai indietro sui tuoi passi.

Serve una guida per vedere il Perito Moreno?

No. Alle passerelle si arriva in autonomia con l'auto o con il bus di linea da El Calafate. La guida è obbligatoria solo per il minitrekking e il Big Ice, cioè le camminate con i ramponi sul ghiacciaio.

Si può camminare in mezzo ai pinguini a Ushuaia?

Sì, sbarcando sull'Isla Martillo con l'unico operatore autorizzato: costa dai 150 dollari in su prenotando sul posto, e molto di più sulle piattaforme online. In alternativa la navigazione del Canale di Beagle parte da circa 57 euro nella versione classica, con il faro e i leoni marini, e sta intorno ai 100 euro in quella che arriva davanti alla pinguinera. Dalla barca non si scende, ma si accosta molto: per noi il rapporto qualità-prezzo è migliore.

Il trekking al Fitz Roy è difficile?

Sì. Sono 25 chilometri tra andata e ritorno con 1.200 metri di dislivello, otto-dieci ore di cammino, e l'ultimo chilometro è una morena ripida da affrontare a tratti con le mani. Bastoncini, acqua abbondante e antivento non sono opzionali.

Si paga per entrare nei parchi della Patagonia?

Sì, in tutti. Il Parco Nazionale Los Glaciares si paga sia nella zona del Perito Moreno sia sui sentieri di El Chaltén, che fino a poco tempo fa erano gratuiti e ora si pagano solo online e solo con carta. Anche il Parco Nazionale Tierra del Fuego e Torres del Paine hanno un ingresso a pagamento, quest'ultimo con prenotazione obbligatoria.

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